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Dal Dipartimento di Neuroscienze della Cattolica di Roma buone nuove per l’ictus

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mercoledì, 18 novembre 2009
grazie all’efficacia del test effettuato  con la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva

Nuove importanti scoperte per l’ictus. Uno studio condotto dal Dipartimento di Neuroscienze dell’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma ha portato alla messa a punto di un test in grado non solo di valutare se il cervello possa recuperare funzionalità motorie ma che potrebbe avere anche futuri sviluppi terapeutici. 

Un risultato scientifico importante che alimenta le speranze per la patologia dello Stroke, come dicono gli esperti, dagli ingenti costi sociali. Il lavoro, realizzato da un gruppo di ricercatori coordinati dal professor Vincenzo di Lazzaro,  è stato presentato, non a caso, al recente IX Congresso della Società Italiana per lo Studio dello Stroke (SISS) , società scientifica interamente dedicata all’ictus, che si è svolto dal 22 al 24 ottobre a Torino.

Lo studio è stato inoltre pubblicata sulla rivista internazionale “Cerebral Cortex”.  L’obiettivo della ricerca  è stato quello di individuare i fattori che influiscono sul recupero. L’ictus infatti compromette frequentemente la funzione motoria di una metà del corpo. Mentre alcuni pazienti a distanza dell’evento cerebrale acquistano capacità motorie anche complete altri malati colpiti da infarti cerebrali di pari entità, malgrado la riabilitazione, non migliorano.

Il test, impiegato dal team del professor Di Lazzaro mette in evidenza che può oggi essere previsto un recupero già dai primi giorni seguenti l’ischemia cerebrale.
“Il test – spiega il neurologo dell’Università Cattolica di Roma Di Lazzaro – è in grado di misurare la capacità del cervello di modificarsi in risposta a stimoli esterni. Si tratta di un test, assolutamente indolore e non invasivo, che utilizza le metodiche della cosiddetta “stimolazione magnetica transcranica ripetitiva” e che consente di valutare le modificazioni di eccitabilità della corteccia cerebrale motoria indotte da treni di impulsi ad alta frequenza.

Le modificazioni di eccitabilità costituiscono una misura della plasticità del cervello, una caratteristica alla base dei fenomeni di memoria, di apprendimento e di recupero dopo una lesione cerebrale. La stimolazione magnetica transcranica ripetitiva è in grado di modificare alcune proprietà funzionali della corteccia cerebrale, in maniera temporanea e reversibile - spiega ancora Di Lazzaro - in particolare – aggiunge - attraverso questa metodica, l´eccitabilità dei circuiti motori corticali può essere modulata. Modificando i parametri di stimolazione, soprattutto la frequenza degli stimoli erogati, è possibile, infatti, ottenere un incremento o una riduzione dell´eccitabilità neuronale”.

Molto incoraggianti i risultati dello studio effettuato applicando il test a diciassette pazienti affetti da ischemia cerebrale nei primissimi giorni dopo la comparsa dei sintomi. “Il test – spiega ancora il professor Di Lazzaro – ha permesso di dimostrare che, quanto maggiore è l’incremento della eccitabilità indotto dalla stimolazione ad alta frequenza sull’emisfero cerebrale colpito da ischemia, tanto maggiore sarà il recupero motorio, recupero che viene misurato, a sei mesi di distanza dall’ictus, con una scala di invalidità. In sostanza – sottolinea ancora il neurologo – le modificazioni di eccitabilità riscontrate in fase acuta vengono a rappresentare un indice affidabile del potenziale di recupero del cervello colpito da ischemia cerebrale”. Il test in pratica permette di oggettivare mediante l’acquisizione di dati le eventuali possibilità di recupero del paziente.

Si tratta inoltre di un test che viene compiuto con modalità piuttosto semplici con l’impiego di apparecchiature in grado di emettere stimolazioni ad alta frequenza. Un elettrodo viene in particolare applicato sulla mano, che è la parte del corpo direttamente collegata col cervello, e vengono inviati impulsi ad alta frequenza con vari cicli.

Vari gli scenari che si delineano da questo studio durato qualche anno.
“I risultati  – commenta ancora il professor Di Lazzaro – non assumono soltanto una rilevanza prognostica in fase precoce ma possono rappresentare uno strumento utile per misurare gli effetti di nuove strategie di trattamento farmacologico- riabilitativo per l’ictus”.

Il test neurofisiologico consente di valutare in primo luogo se è in quale misura i farmaci somministrati abbiano un’efficacia riabilitativa sulla plasticità cerebrale sulle cellule lesionate e permette inoltre di studiare in modo più approfondito le dinamiche alla base del recupero cerebrale. 

Può diventare così la base per la messa a punto di nuovi e più efficaci farmaci ma, e questo è senz’altro il riscontro più importante, la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva può rilevarsi  anche un efficace meccanismo per la terapia.
 
“La conoscenza dei meccanismi alla base del recupero – spiega ancora Di Lazzaro – apre interessanti prospettive terapeutiche basate sulle stesse tecniche di stimolazione cerebrale transcranica, utilizzate in associazione con la riabilitazione, con l’obiettivo di incrementare il recupero della funzione lesa”.   Si tratta di scoperte che possono davvero costituire una svolta per una patologia sociale come l’ictus. I dati presentati all’Ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana per lo Studio dello Stroke, in fatto di incidenza della patologia, parlano chiaro. L’ictus è stato definito come e uno dei più importanti problemi sanitari nei Paesi industrializzati. Costituisce, infatti, la prima causa di invalidità permanente e la seconda causa di demenza. In Italia si verificano circa 200mila nuovi casi di stroke l’anno.

La mortalità è di circa 70mila persone l’anno, mentre altre 50mila restano invalide e non autosufficienti. I costi sociali di questa patologia sono quindi altissimi. Il presidente della Siss, Vittorio Di Piero, docente di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma, spiega che lo stroke colpisce anche i giovani. Ogni anno si contano 4.200 casi di stroke in persone al di sotto dei 45 anni, più del doppio dei casi di nuova diagnosi di sclerosi multipla.

E proprio in questi giorni nell’ottica della prevenzione e all’insegna dello slogan “Stroke - What can I do?”, si è tenuta il 29 ottobre scorso la V Giornata Mondiale dell’Ictus cerebrale. Diffusi dati allarmanti. Si parla di 6 milioni di morti a livello mondiale. Si ricorda che in Europa ogni 20 secondi una persona è colpita da ictus cerebrale ed ogni anno a causa di questa patologia, muoiono circa 650.000 persone. E la prevenzione diventa d’obbligo considerato anche l’enorme costo dell’assistenza al malato di ictus che, in Italia, si aggira intorno ai 3,7 miliardi di euro l’anno, pari allo 0.25 del prodotto interno lordo.

Accanto a metodiche come quelle messe a punto dal Dipartimento di Neurologia dell’Università Cattolica di Roma che aprono la strada a nuove terapie un’altra strategia di lotta allo Stroke è quindi la prevenzione. Ed è in quest’ottica che Alice Italia Onlus che ha organizzato in Italia la Giornata Mondiale dell’Ictus Cerebrale ha coinvolto anche il noto vignettista Vauro che ha realizzato, del tutto gratuitamente con la sua matita, un videospot animato che è andato in onda su varie tv.

La ricerca nell’ambito delle patologie cerebrali intanto continua.




 

 

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