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Allarme rosso per i servizi aggiuntivi dei musei di Patrizia Asproni

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La segnalazione dell’Antitrust, che segue a stretto giro quella dell’Autorità di Vigilanza dei contratti pubblici, ha evidenziato quello che già da tempo i concessionari dei servizi al pubblico nei musei statali avevano più volte denunciato: le pastoie burocratiche, la stratificazione delle norme, le regole non chiare hanno impedito la crescita e l’innovazione di un mercato del settore dei beni culturali.
Il warning dell’Antitrust altro non è che un decalogo di buon senso e best practice per un comparto che è ancora alla ricerca di una “via italiana” alla gestione del patrimonio culturale.

I beni culturali  non sono solo valore di per sé ma sono un vero e proprio moltiplicatore di valore: bisogna quindi immaginare nuove catene del valore generate a partire dagli investimenti e dalla gestione degli stessi con progetti integrati in termini sia di servizi che di territorio per sfruttare le potenzialità che l’impatto del settore culturale offre.

La legge Ronchey è stata certamente una rivoluzione, ma si è consumata, diluita, a causa di confini ben limitati.
Al massimo ai privati si è concesso di gestire il bookshop, il guardaroba, la caffetteria; non certo la gestione delle strategie, dell’organizzazione, della fruizione.

Dobbiamo quindi avviare una riforma decisa del sistema regolatorio che circoscriva la materia con leggi adeguate che tutelino il patrimonio ma che consentano una gestione liberalizzata e moderna in sinergia e sintonia con il settore pubblico, una proficua collaborazione fra pubblico e privato, una partnership reale e non una incomprensibile contrapposizione.

La crisi economica che sta portando ad erodere sempre di più le risorse messe a disposizione dal settore pubblico deve stimolarci a realizzare un modello produttivo in grado di massimizzare il valore economico dei beni unici e non replicabili e combinarli con forme avanzate di organizzazione e tecnologia, a vantaggio dell’ intrapresa pubblica e dell’ impresa privata.



 

 

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mar 15 set 2009
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Credo che il mercato on sia la soluzione unica alla cultura ne la privatizzazione della programmazione dei principali centri culturali potrà far risollevare i budget delle istituzioni culturali. La cultrua si difende con lo stato, l'istruzione e una comunicazione positiva come avviene in Francia ed in Inghilterra.cliccare qui per ricevere aggiornamenti via e-mailmi interessa 


 

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